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Chi come me

È che niente sembra tenere. Le linee del mondo si curvano, s’incrinano e, in un attimo, sfracellano. Un adolescente lo sa: a volte la vita interiore è troppo faticosa perché un’anima in formazione possa dirsi uguale a un’altra, normale, per rispondere alle aspettative dei genitori, per sentirsi felice o anche soltanto abbastanza bene. Bisogna trovare riparo. Ripararsi, riparare il congegno rotto. Quel ragazzo si pensa sconfitto, guasto, disperato. Arrancando, cerca di reinventare coordinate, un alfabeto che faccia da ponte, laddove comunicare è dirsi insufficienti, la parola si sfarina e l’amore, anche quello, non basta. Ma qual è la grammatica del suo stare al mondo? Quali le regole per stabilire, o anche solo tentare, una connessione con lui?

Prova a raccontarcelo lo spettacolo Chi come me, in scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 1 marzo, con un successo di critica e di pubblico che continua dall’aprile 2023, e che vede alternarsi, di stagione in stagione, giovani e non più giovani attori in una turnazione che conferma la vitalità del progetto di Andrée Ruth Shammah — umano, sociale — quale laboratorio di talenti e di tenerezza, capace di contattare la fragilità più esposta. Meriterebbe un premio.

Il testo è firmato da Roy Chen, scrittore, traduttore e drammaturgo stabile del Teatro Gesher. Chen, invitato nel 2019 a partecipare a un corso di teatro per ragazzi in un centro di salute mentale di Tel Aviv, ha voluto riversare quell’esperienza in una commedia dai toni delicati. Chi come me — un gioco degli anni Settanta usato dall’insegnante per sollecitare i pazienti — ci mostra il dramma dell’adolescenza spezzata ma anche la sua grazia, il dono di inventare linguaggi alternativi per raccontare uno smarrimento, una crepa dolorosa. «Speravo che questo testo potesse far salire, almeno un po’, il livello di compassione che è sempre a rischio di affievolirsi», ha detto Chen.

Ed è proprio questo il punto: in una società che ci rende instabili e sempre più esposti e, allo stesso tempo, ci obbliga a essere performanti e privi di imperfezioni, in una società che normalizza e fagocita le differenze o, al massimo, le emargina, forse possiamo trovare un’occasione di resistenza solo in chi testimonia la nostra radice storta.

Lo spettacolo, inserito nel palinsesto di Milano4MentalHealth 2025 e nella rassegna L’ETÀ SOSPESAprogetto speciale adolescenza 2025/26 in collaborazione con Fondazione Guido Venosta e con il sostegno di Banca Ifis, porta in scena le storie di cinque giovanissimi alle prese con le difficoltà del crescere. All’interno del reparto partecipano alle lezioni di teatro di Dorit, insegnante chiamata dal dottor Bauman per offrire loro uno spazio di espressione e ascolto. Il teatro diventa così un luogo possibile: non di guarigione miracolosa, ma di parola, di presenza e di consapevolezza.

Andrée Ruth Shammah, anima indomita del Franco Parenti, firma la regia e l’adattamento, spezzando la finzione della quarta parete per mettere lo spettatore a contatto diretto con gli attori. I lettini sono collocati tra il piano d’azione e le gradinate della sala A2A, creando una disposizione che coinvolge lo spettatore nello spazio della cura e della vulnerabilità. Bravi i ragazzi a dare corpo e verità ai loro personaggi: la tremante Ruth, così piena di poesia nonostante la diagnosi di schizofrenia, è Alia Stegani; l’arrabbiata, esilissima e bipolare Alma è Roberta Filannino; Tamara, dalla voce d’incanto e attraversata dalla sua disforia di genere, è Amy Boda; Daniele Santoro interpreta Barak, che presenta un disturbo oppositivo provocatorio; Federico De Giacomo è Emanuel, un ragazzo con la sindrome di Asperger, intelligentissimo e capace, con i suoi tic fisici e verbali, di strappare più di un sorriso.

Vi sono poi Pietro Micci e Sara Bertelà, magnifici come sempre: interpretano da soli tutti i genitori, finendo in un happening trasformistico davvero esilarante, che restituisce il rovescio della medaglia: qui sono gli adulti ad andare fuori asse. Il cast è completato da Giovanni Crippa e Silvia Giulia Mendola.

Meritevole, questo spettacolo arioso, perché riesce a gettare un po’ di luce nel buio del disagio adolescenziale. Spesso è in quell’età che iniziano a manifestarsi i sintomi di difficoltà più serie. Viaggiando tra i giovani, molto frequentato dalle scolaresche, Chi come me tiene alta l’attenzione su una tematica di cui non si discute mai abbastanza. Perché un ragazzo sensibile non si trasformi in un adulto senza futuro.

Rossella Pretto

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