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Officina di Scrittura

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

La morte e l’incantamento Trovarsi con una morta nel letto (che non è lo stesso che andare a dormire e svegliarsi con le voci dei fantasmi che ti imprecano contro, come succede a Riccardo III; ma la morta è destinata a divenire fantasma e la sua voce dovrà pur tornare, e torna a farsi sentire, in altro modo: come vincolo); trovarsi con una morta nel letto, che è letto di lei e del marito - a Londra per lavoro e che lascia libero il campo (il campo di battaglia del letto, se l

Vladimir Di Prima, Il buio delle tre

C’è un’ora, le tre del mattino, in cui il mondo sembra trattenere il fiato. È l’ora delle streghe, l’ora delle visitazioni. Ma è anche quella dell’impasse. «Il buio di quell’ora gli sembrava lo stallo di una condanna definitiva: troppo lontano dalla luce del tramonto, pressoché indifferente alla successiva alba». Con la penna sontuosa che lo contraddistingue da anni, Vladimir Di Prima crea il personaggio del siciliano Pinuccio Badalà, lo tallona dall’infanzia all’età adulta e

Davide Morganti, Non è qui

Al centro di tutto c’è lo scandalo del sepolcro vuoto. Il corpo morto trafugato dal principio suo divino per dire che no, non è finita. Come non bastasse. Essere ancora, dunque: è questa la sfida… ma in che forma? Con quel corpo che puzza, con l’anima tutta risplendente, con la coscienza universale o senza nulla? Davide Morganti  compila un personale breviario della morte, dal primo abboccamento a 8 anni in avanti. E gli dà un posto in cui stare, aperto, a testimonianza: Bagn

Miguel de Unamuno, La zia Tula. San Manuel Bueno, martire

Non dovrei dirlo, almeno non cominciare così, ma… ciò che più mi stuzzica dei due romanzi brevi di Miguel de Unamuno (La zia Tula, San Manuel Bueno, martire, Mondadori 2025, traduzioni di Maurizio Esposito La Rossa e Marco Ottaiano, con introduzione di Marco Ottaiano ) sono le parti non romanzate, sono cioè rispettivamente l’incipit e la chiusa dei due. Amo le scritture spurie, riflessive, che rimettono in discussione il contenuto e si intromettono nella pura trama, ne rompon

Siamo tutti colpevoli di alterità

C’è corrispondenza tra senso di colpa e bisogno di dissimulazione? Tra desiderio di comprensione e necessità di nascondere il lato oscuro che ci può far perdere l’amore e il rispetto da parte dell’altro? È possibile essere autentici e stare dritti anche nella scomodità di ciò che in noi non ci piace e può essere avvertito come inaccettabile? A volte si crea un braccio di ferro tra colpevole e detective. Un rapporto che cambia entrambi. Non mi occupo di questo ma mi interessa

Officina di Scrittura 4

Sono partita raccontandovi qualcosa di Tennessee Williams per approcciarmi al nuovo romanzo in formazione. Perché? Ma perché uno dei...

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