SCRIVO PER RIVIVERE

Pier Luigi Bacchini, Staminali eterne
Si dice postumo, ma Staminali eterne di Pier Luigi Bacchini è un libro di una grazia e una pensosità forti, una raccolta capace di restituire fiato all’indagine che la Poesia compie intorno al mistero minerale e metafisico (insieme) che è l’uomo, quella congerie d’organi e fluidi in grado di concepire la vita dalla morte e il pulsare dell’inorganico (perché hanno memoria le rocce e «sono divenute psiche»), come fatti da penetrare nell’osservazione indefessa dell’esistente e delle sue manifestazioni, reali e mentali. È il libro di chi ha ancora vivo il germe, eppure morirà, il fermo immagine dell’attuale, del contemporaneo che sente brevi i giorni, di un Io che è noi, una «parola collettiva» e con questo si confronta: «Tutti noi siamo nati / dall’automatico spermio / e dalla segmentazione dell’ovulo… /[…] noi / con le staminali eterne», contemporanei, attuali, ma così simili a quanti «lasciarono impronte curiose / nel fango alluvionale, / e le impronte nei gessi dei vulcani». Così simili a quanti hanno da tempo lasciato il corpo e giacciono lungo distesi, le ossa mischiate a radici, nel poemetto proemiale “I sepolti”, o di chi la vita l’ha data a chi sa scriverne - poesie per la madre, per i cari e i defunti. Così simili a quanti hanno sofferto e hanno atteso, così la donna di ‘Una visita’, parole asciutte e precise che non lasciano scampo. Così simili a tutto il Dio sperimentabile sulla terra, nei versi straordinari sulla crocifissione o sul Getsemani – la debolezza, «la sensibilità, ultraterrena, / per sanguinare di più». Il rovello sempre acceso sul male, il suo odore di tombe scoperchiate, perché è dalle fessure che si scopre la fatica di Dio, «e dai crolli, dalle selvagge fiumane». Vi è poi una natura erotizzata dove impazzano le cicale «dimostrazione erettile del suono», dov’è il nido della morte, e urlano gli dèi, «fra quel perduto frascame» dov’è la tomba del pioppo e una quercia germoglia «con gridi di parto», una natura perturbante che intimorisce, acqua «nascosta fra i sambuchi / dove occhi allucinati galleggiano». È un punto di vista, quello del poeta, o un punto d’ascolto per universi panici dove risuona anche la voce di Bacchini, che si ascolta esistere insieme al vento, assieme all’erba alta, il suo interrogare icastico, «l’impalpabile intelletto», la fantasia/sogno neuronale, la vita discendente dalle comete «Matematiche coincidenze. / Intangibile Spirito». È un libro della memoria perché «le profondità / ghiandolari spesso ci governano» e riportano alla mente tutto: «Tutto è concreto, e sogno assieme, è / non so, memoria». È ricordo che prende congedo e lascia il testimone - al figlio, Camillo, che cura la pubblicazione (e una nota tersa e commossa) per Lo Specchio Mondadori (2024, pp. 176, euro 18, con introduzione di Alberto Bertoni).
Rossella Pretto
Pier Luigi Bacchini (Parma 1927-2014) per tradizione familiare dopo la maturità classica si iscrisse a Medicina, ma decise poi di abbandonare gli studi e di dedicarsi alla poesia. All’esordio nel 1954 con Dal silenzio d’un nulla (Schwarz editore) seguirono Canti familiari (Edizione De Luca 1968), Distanze Fioriture (La Pilotta 1981), Visi e foglie (Garzanti 1993, Premio Viareggio), Scritture vegetali (Mondadori 1999), Cerchi d’acqua. Haiku (Garzanti 2003), Contemplazioni meccaniche e pneumatiche (Mondadori 2005), Canti territoriali (Mondadori 2009, Premio Brancati) e il romanzo L’ultima passeggiata nel parco (Monte Università Parma Editore 2003). Nel 2013 la sua opera è stata raccolta nel riassuntivo Poesie 1954-2013 (Mondadori).