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Sandra Petrignani, Carissimo dottor Jung

  • Immagine del redattore: Rossella Pretto
    Rossella Pretto
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Non è secondaria, la poesia: inesauribile ricerca, e resa - così come l’analisi, la psicanalisi e la vita. Intrecciate tutte in un libro di una grazia, di una levità che infine commuovono.

Carissimo dottor Jung di Sandra Petrignani (Neri Pozza 2025, pp. 240, euro 19) è una cavalcata nel vento che tira sul Lungotevere. La dolcezza del ponentino che agita appena le acque e restituisce respiro alla vita, nel suo inesausto, tenero moto che perde le cose e le anima. Un mistero da interpretare una volta di più. Anche grazie a Rilke, Novalis. La poesia nasce in rapporto con la psiche. Per Rilke è lo «spazio interiore di mondo» da vedere e ascoltare in un dialogo incessante con la morte.

«Ma noi viventi, noi, che ci nutriamodi

tanti inesauribili misteri;

e a cui sovente, su da un lutto, balzail progredir beato;

potremmo, noi, senza quei morti, esistere?».

È la caduta originaria che atterrisce mentre affonda, sciogliendo strati di terra feconda e, da lì, risale. Mille cunicoli, mille e più rivoli d’acqua che zampillano come vene aperte.

Egle Corsani ha subíto un lutto, ma ha in sé l’amore, quello speciale dono che la accomuna alla Petrignani in un gioco di specchi fedele. È una scrittrice che affronta la perdita ricomponendo i frammenti in un racconto che è una meditazione sulla morte, quella di Carl Gustav Jung e quella di Christiana Morgan, sua paziente e poi psicanalista, che si ucciderà. Ne scrive per ritrovarsi. Ne scrive per continuare a conficcarsi dritta nel mondo.

Egle, che ha casa affacciata sul Tevere - due gatti e l’amica al piano di sopra, Lorenza (una figura deliziosa e forte) -, guarda scorrere gli anni nel grande fiume che accoglie tutto, tempi e molte esistenze: la sua, di Jung, di Christiana Morgan, il loro mondo, l’avvicinamento, la paura, l’interpretazione del fenomeno uomo. Perché è di questo che si tratta: comprendere come si debba nascere definitivamente a sé, come qualsiasi momento vada accettato in una continua scoperta che, per ogni stagione dell’esistenza, reca offerte misteriose.

Così i tempi si scompaginano ed è possibile dirsi tramite un personaggio, scoprirsi altri e interi. Così si racconta del grande maestro della psicanalisi che ha saputo fare dell’inconscio un campo di indagine, di integrazione dei più diversi aspetti, mettendo a servizio ogni branca del sapere, arte, ogni pratica sacra per dimostrare che l’essere umano è più grande - anche nelle fragilità, o soprattutto grazie a quelle - di quanto pensi, impaurito dal suo non bastare. Di fronte alla scomparsa - dei cari, quella che ci costituisce come creature inermi e volatili gettate in questo mondo - si può solo farsi anima, solo prendere coscienza dell’infinito e commuovente groviglio che siamo, uno nell’altro, rifrazioni, nel ritorno di ogni vissuto quale maestro di strada.

Un dialogo bello e necessario per compiersi.

Scrivere di questo libro, leggero e denso, è dire di una trama che è pretesto per un lungo raccoglimento e una preghiera, perché «L’esperienza del sé corrisponde all’esperienza di Dio» pensa la protagonista. Ecco l’anello mancante.

Brava lo è da sempre, Sandra Petrignani, con il suo stile spigliato e amoroso e la vocazione a chiamare a raccolta le voci di letterati e quelle dei loro luoghi.

Ma stavolta tocca una pienezza di espressione che illumina tutto.

 
 
 

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